fbpx

La profilazione clienti è il modo migliore per ottenere più conversioni

Le classiche domande ricorrenti per quanto riguarda l’acquisizione dei dati di potenziali clienti sono:

  • Quanti dati chiedere?
  • Quali dati richiedere?

Se chiediamo agli utenti poche informazioni ci troviamo ad avere dati insufficienti. Ma se chiediamo troppo rischiamo di irritarli.

La risposta migliore sta nel giusto equilibrio delle cose. E per ottenerlo il modo migliore è profilare un cliente.

Per la maggior parte delle aziende, conoscere il nome proprio di un cliente, o dell’azienda, o la fonte di contatto è fondamentale. Talvolta più importante anche di un indirizzo fisico e di numero di telefono.

Tuttavia, ciascuna azienda deve selezionare i propri criteri in base al proprio settore e alle informazioni di cui più necessita.

Le vendite B2B sono in genere complesse. Perciò i dati per lo più richiesti sono: il nome dell’azienda, il titolo professionale della persona di riferimento, l’indirizzo dell’azienda e il numero di telefono.

Nel B2C i dati più interessanti, invece, sono altri. Sono quelli legati all’età, al genere o ad altre informazioni demografiche per personalizzare le proprie comunicazioni.

Sia le aziende B2B che quelle B2C trovano indispensabile conoscere alcuni dati in particolare. Il nome proprio e la fonte dalla quale arrivano le informazioni sono la vera chiave per costruire campagne e-mail di successo.

Raccolta di informazioni graduale attraverso la “profilazione clienti progressiva”

Come appena detto, c’è un aspetto particolarmente importante. Dobbiamo saper equilibrare la richiesta di informazioni ai nostri utenti quando si registrano nelle nostre liste.

Se chiediamo troppo, rischiamo di ridurre drasticamente il tasso di conversione sulla pagina di registrazione.

Se chiediamo troppo poco, può risultare difficile segmentare il nostro database.

Una tattica efficace per profilare un cliente consiste nel richiedere gradualmente le informazioni. Man mano che egli entra sempre più in contatto con la nostra azienda chiediamo informazioni ulteriori.

Iniziamo, quindi, con un form di registrazione semplicissimo con nome ed email. Solo dopo, per proseguire,  richiediamo progressivamente maggiori informazioni.

Sequenze di email per profilare i clienti

Nella prima email, ad esempio, ai nuovi iscritti possiamo chiedere di selezionare i tipi di prodotti che preferiscono (a.e. da uomo o da donna?).

In quella successiva (magari quattro, o anche più, giorni dopo la prima) possiamo rassicurare gli utenti, convincendoli di aver fatto un’ottima scelta ad iscriversi alla newsletter. Puntando cioè a sottolineare il valore della loro scelta. In questa occasioni si può spingerli una prima volta all’acquisto in modo più soft.

Infine, nella terza email, tre giorni dopo la seconda, possiamo anche spingere gli abbonati all’acquisto. Stavolta in maniera più esplicita. Se ancora non hanno acquistato, possiamo chiedere un’ulteriore informazione specifica (quella di cui più necessitiamo) per poter incrociare al meglio le loro esigenze.

Così, questa strategia di “profilazione progressiva” permette il miglioramento della segmentazione del nostro pubblico. In questo modo non si  danneggiano i tassi di conversione e aumentano, al tempo stesso, le iscrizioni alle nostre liste.

Rendiamo umani i contenuti di posta elettronica

Diversi fattori possono aiutarci ad aumentare le probabilità che le nostre email trovino un pubblico ricettivo.

Uno di questi è aggiungere un “elemento umano” al nostro messaggio di posta elettronica. In questo modo si rende l’email meno anonima, più personale. Anche se non includiamo necessariamente informazioni personali.

Con l’avvento dei social media, i nostri clienti si aspettano ben più che le informazioni. Si aspettano di potersi confrontare con le persone.

Fornire un servizio di posta elettronica al nostro pubblico comporta lo sviluppo di interazioni umane.

Un’email efficace è incentrata sulla soddisfazione dei bisogni e degli interessi dei singoli clienti. A questo serve personalizzare le informazioni da offrire. A questo serve, cioè, profilare un cliente.

La personalizzazione dovrebbe essere il fondamento di una campagna di marketing.

Ovviamente non è possibile personalizzare tutte le mail singolarmente a tutti i nostri potenziali clienti. È vero che gli autoresponder ci vengono in aiuto nella suddivisione dei dati a nostra disposizione. In ogni caso conviene selezionare al massimo cinque o sei informazioni. Solo quelle più utili ci serviranno per attirare, coinvolgere e fidelizzare il (potenziale) cliente. Così sarà anche più motivato all’acquisto.

Possiedi un database di contatti?
Desideri segmentarlo per realizzare una comunicazione più mirata?
Vuoi finalizzarla alla promozione e/o vendita dei tuoi prodotti e servizi?

Cosa aspetti a rendere monetizzabile il tuo database di contatti?

Richiedi un colloquio conoscitivo preliminare con noi!

Genny